Distrarre la morte

Questa frase, assurda e forse molto letterale, è nel contempo l'aspirazione di ogni individuo vivente, la speranza che accompagna la quotidianità, la "realtà"… 
"morte"… questa parola così piccola e dai tratti così insignificanti è l'interrogativo più devastante posto dall'umanità fin dai suoi esordi. Essa, per alcuni, è assenza di tutto, per altri è conquista di un mondo migliore, ma per molti è semplicemente paura… paura dell'ignoto, paura del mistero, paura per il non ritorno. 
Il culto dei morti è stato probabilmente una delle più forti testimonianze che ci provengono dal passato, consolidandosi in alcune culture, quale vera e propria religione, esempi chiarificatori sono i greci, gli aztechi.Essa però non fu solo Dei in cui credere, venerare, onorare e rispettare. Il culto dei morti è stato anche il modo per molti popoli per non "dimenticare", per poter semplicemente "testimoniare" l'esistenza di una cultura, di una vita. 
Esemplare potrebbe essere l'opera di Foscolo, un uomo non credente, il quale nel suo capolavoro i "Sepolcri" esprime comunque l'importanza che una lapide, una degna sepoltura, possano contenere e non solo per un corpo che deve trovare il suo giaciglio, ma per una fondamentale continuità tra le generazioni passate e quelle presenti, affinché gli uomini del domani non dimentichino affinché gli uomini del domani semplicemente sappiano. 
Isabel Allende, nota autrice di romanzi, scrive:
"non esiste separazione definitiva finché esiste il ricordo".